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Sulla sanità subito Consigli aperti

21 gennaio 2016 Nessun Commento

Con la legge n.84 approvata il 28 dicembre 2015 e varata in tutta fretta al solo scopo di voler evitare il referendum abrogativo richiesto da 55.000 cittadini toscani, si procede a una pesante riorganizzazione del sistema sanitario regionale, dettata solo da due necessità:
1) gli ulteriori tagli che il governo Renzi ha imposto al Fondo sanitario nazionale e che per la Toscana si stimano intorno ai 350 milioni di euro
2)Il taglio dei posti letto e la ridisegnazione delle tipologie ospedaliere in ragione dei bacini d’utenza (espressi in numeri e non in ampiezza di territori) imposti dall’anticostituzionale decreto Balduzzi
Con questa legge si riorganizza la struttra sanitaria regionale con il solo interesse di tagliare per risparmiare. Rossi, come Renzi e già Monti, cosiderano il servizio sanitario come un costo insostenibile che come tale deve essere ridimensionato e non come un diritto costituzionalmente sancito
Si tagliano servizi e si riduce il personale sanitario-operativo (medici e infermieri) mentre non si vanno a toccare le vere diseconomie nè le strutture burocratiche amministrative costose e ridondanti. Si procede a un fortissimo accentramento dei poteri decisionali concentrati nelle mani di super manager che non hanno alcun rapporto con i territori e i cittadini: sono nominati dal presidente della regione e a lui devono rispondere.
E’ una riforma che “ospedalizza” la (è pressochè esclusivamente centrata sulle strutture di ricovero) e pone in secondo piano, se non per enunciati, l’ambito extra-ospedaliero e sociale.
Al contempo si spostano sempre più marcatamente le risorse verso la sanità privata: si finanziano le associazioni di volontariato affinchè forniscano prestazioni specialistiche, diagnostica strumentale e di laboratorio, ovviamente a pagamento. E’ così che l’assessore Saccardi intende risolvere il problema delle insostenibili liste d’attesa. In questo modo, chi può ricorre al privato (anche nel nostro territorio in crescita esponenziale) mentre chi non può continua ad aspettare mesi o, dati gli onerosi tickets, rinuncia a curarsi.
E’ in questo contesto che si inserisce la proposta di creare una “rete integrata di servizi ospedalieri” che unisca la Bassa Val di Cecina e la Val di Cornia in un unico ospedale che abbia i numeri per rispondere alle prescrizioni del decreto Balduzzi. Due strutture lontane 50 km, con reparti e servizi dislocati: un ospedale virtuale che si tradurrà in disagi molto reali per una popolazione sempre più anziana e in affanno economico crescente.
Si mettono in rete due ospedali per sottrarre servizi e posti letto, non per incrementarli, come invece vogliono farci credere.
Allora si pongono con forza due problemi: uno di carattere istituzionale, cioè l’atteggiamento fortemente antidemocratico del PD toscano che ignora la vasta opposizione popolare e impedisce il ricorso all’istituto democratico del referendum. L’altro è la manifesta violazione dell’art. 32 della Costituzione che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo. Un percorso di devastazione del sistema dei diritti costituzionali, portato avanti proprio da chi si professa democratico, che attraversa gli ultimi decenni e conosce oggi il momento più drammatico.
Qua una famiglia su due rinuncia a curarsi: cos’è questo se non un venire meno del patto della salute che sottende al patto sociale?
Si riducono servizi e posti letto, si chiudono reparti, si attendono mesi per un intervento, si intasano i Pronto Soccorso, l’unico settore in cui il privato non mostra alcun interesse: cos’è questo se non una violazione del diritto alla salute?
E’ su queste evidenze che vogliamo risposte precise, al di là dei soliti enunciati e delle solite frasi fatte. Chiediamo che le istituzioni locali si pronuncino sul futuro della sanità in Val di Cornia e per questo chiediamo che siano convocati al più presto consigli comunali, aperti, su questa tema.

Un’Altra Piombino
Assemblea San Vincenzina
Assemblea Popolare di Suvereto
Comune dei Cittadini di Campiglia

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