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Dibattito su San Vincenzo: interviene Bertini (Forum)

1 agosto 2012 4 Commenti

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SERVE RIMETTERE AL CENTRO LA MORALITÀ

L’identità è costruzione complessa e stratificata. Ha ragione Lido Giomi nel definire giuste, ma tardive, le considerazioni del vice sindaco Camerini. Proprio Lido Giomi, da sindaco, ha dimostrato come possa essere mantenuto sempre saldo il principio di un interesse pubblico sovraordinato a quello privato. Detto questo, se Camerini è politicamente fuori tempo, è tuttavia doveroso non farsi prendere dallo sconforto.

In questo territorio l’assenza della pianificazione urbanistica e i cedimenti nei confronti degli interessi speculativi hanno avuto gli effetti di una guerra. Gli elementi su cui si può corroborare l’identità di una comunità, e su cui si può puntare anche in chiave economica, sono in gran parte distrutti. Occorre prenderne atto e ripartire, ponendo al centro due elementi fondamentali: l’etica nella condotta amministrativa e la rigorosa tutela dei beni collettivi. La questione etica è quella principale da cui derivano tutti gli altri problemi. Non si può pensare che il disastro di cemento perpetrato a San Vincenzo sia prodotto dell’ignoranza o della scarsa sensibilità.

Se San Vincenzo ha stravolto sé stesso e marginalizzato i propri cittadini, si deve ad una grave questione morale su cui la magistratura ha posto l’attenzione, ma che, a prescindere da questo, dev’essere estirpata da nuovi amministratori. Oggi, con il mercato immobiliare a terra, il piano strutturale, che avrebbe dovuto essere approvato all’inizio del 2010, è ancora in alto mare. Siamo al paradosso di un’amministrazione che non sa pianificare il territorio senza che vi siano spinte speculative a dettare esigenze, tempi e modalità d’intervento. A pianificare nell’interesse pubblico, questi politici non ci sono più abituati.

L’urbanistica deve creare le condizioni perché da questo scenario desolante si possa ricostruire una comunità. Riconvertendo l’edilizia dalla nuova edificazione alla ristrutturazione, perché una comunità ha bisogno di lavoro. Tutelando i residui ritagli di luoghi identitari, impedendo a chi ha interessi particolari di dettare l’agenda e a chiunque di compromettere i beni collettivi, fondamentali per riunirsi attorno ad un’idea di comunità.

I beni collettivi rendono ricca una comunità, ne alimentano i fermenti culturali, la mantengono viva in momenti difficili.Attorno alla loro difesa si può recuperare un senso civico dimenticato. Sarebbe una rivoluzione eclatante, perché sino ad oggi abbiamo assistito a politici che insegnavano ai cittadini come mercificarli e svenderli.

Il Tirreno 01.08.2012

di Nicola Bertini (capogruppo Forum)

San Vincenzo in cerca di un’identità

L’invito lanciato dal vice sindaco Fabio Camerini alla riflessione su ciò che è stato lo sviluppo urbanistico del paese negli ultimi decenni, col rischio della perdita della prorria identità e memoria storica, pare essere stato accettato di buon grado da alcuni dei personaggi più rappresentativi del tessuto sociale sanvincenzino invitati da Il Tirreno a fornire un loro contributo. Le riflessioni emerse sono per la maggior parte negative circa la San Vincenzo attuale, come dimostrano le parole dell’ex sindaco Lido Giomi, degli artisti Giampaolo Talani e Giorgia Macchi. Meno negativi i punti di vista dell’editore Guido Cionini e dell’albergatore Bruno Paffi.

Il sindaco Michele Biagi, dal canto suo, sostiene che la svolta sarebbe già iniziata. Michele Biagi. «Le parole di Camerini – sostiene il sindaco – rappresentano ciò che stiamo facendo, come dimostrano le svolte del Paradisino, di Rimigliano, del piano strutturale partecipato, della Cittadella delle associazioni e del teatro Verdi. Del passato non rinnego niente: ogni momento ha le proprie esigenze, sensibilità e necessità. Le politiche della svolta sono iniziate con il mio primo mandato. Ogni amministrazione passata, comunque, ha dato il proprio importante e positivo contributo a questo territorio». Lido Giomi. L’ex sindaco Lido Giomi, in carica a lungo fino al termine degli anni ’70, la pensa diversamente da Biagi. «La situazione – dice Giomi – è degradata e drammatica, e non credo che la maggior parte dei sanvincenzini abbia avuto sentore di ciò che è successo negli ultimi lustri. È quasi impossibile, a questo punto, recuperare l’identità del paese. San Vincenzo non si riconosce più. Pur condividendo le dichiarazioni di Camerini, le trovo tardive».

Giampaolo Talani. Talani, artista di fama internazionale, è molto duro. «San Vincenzo – dice – è allo sbando. Le istituzioni sono slegate tra di loro e nei rapporti con i cittadini. È un periodo di grande regresso. Sembra che si faccia di tutto per penalizzare cittadini, turisti e operatori. Questo è un paese che non rispetta più sé stesso. Amo questo luogo, ed è solo per questo, e perché qui ho la mia famiglia, che ho deciso di restare. La situazione è demoralizzante, con una cultura dell’accoglienza e del turismo sbagliata. Non mi interessano – prosegue l’artista – le bandiere politiche. Per me esistono buoni o cattivi governi. Qui a San Vincenzo c’è un pessimo governo. L’identità del luogo si può recuperare con la cultura, la condivisione e la volontà di tutti. Ora, però, mancano anche la fiducia e la speranza».

Guido Cionini. L’editore e fondatore dell’Osservatorio contro il Comune unico, il 40enne Guido Cionini, crede ancora nel recupero dell’identità e della memoria storica di San VIncenzo. «Non è tardi – dice Cionini – per dichiarare ciò che ha detto Camerini. A San Vincenzo, tuttavia, non mancano gli spazi d’aggregazione, quanto piuttosto le idee per coinvolgere le persone. La gente si riunisce attorno ad un’idea.

Credo poi che tutte le amministrazioni siano strutturalmente deboli di fronte al privato. In un posto come questo – prosegue – l’amministratore subisce pressioni da parte dei privati senza avere gli strumenti necessari per bloccarle. Per quanto riguarda l’aspetto urbanistico, diciamo che c’è stata una forte accelerazione, negli ultimi lustri, del fenomeno delle seconde case. Sono d’accordo con Camerini: una società matura deve saper discutere di sé stessa». Giorgia Macchi. La nota danzatrice e coreografa Giorgia Macchi ritiene che non si debba, adesso, piangere sul latte versato. «È tardi – dice la coreografa – Sono sparite le tracce della storia di questo posto e pezzi di vita dei sanvincenzini. Per far posto ad un miglioramento? No. Trovo che questo paese sia, in piccolo, lo specchio dell’Italia degli ultimi due decenni, un Paese dove prima si fanno le cose e dopo si riflette».

Bruno Paffi. Bruno Paffi, titolare dell’hotel Villa Marcella, è uno dei personaggi più noti del paese. «Condivido ciò che ha detto Camerini – dice Paffi – Ci sono stati errori in questi anni, anche se ai miei clienti il paese piace. Manca una strategia di sviluppo a lungo termine, e si pensa troppo al momento, non al futuro. Credo sia arrivato il tempo di farci aiutare, nei vari settori strategici, da persone che vantano alta professionalità. Sul discorso della nostra identità perduta, credo che i luoghi tipici del paese dovessero essere mantenuti, e che potessero rappresentare, tra l’altro, anche un grande richiamo turistico. La storia è cultura, la cultura è memoria storica, e questa è valore e moralità. La discussione – conclude – sui vari aspetti della nostra comunità va aperta a tutta la cittadinanza».

Paolo Federighi

Il Tirreno 31.07.2012

 

4 Commenti »

  • Mauro dice:

    Quante vuote e inutili chiacchere…
    San Vincenzo ridotta ad un cementificio a cielo aperto,la Principessa ad ignobile tratturo a pagamento,privatizzato quasi tutto il privatizzabile…
    Se il Talani & C.,cosi’ estremamente scandalizzati dall’operato di quel cementificatore senza coraggio del Biagi,che si fa dettare la linea dai Berrighi di turno perche’ lui di idea non ne ha manco una se non quello di eseguire ordini che gli vengono dall’esterno,avessero davvero a cuore le sorti del loro ex bel paesello,dovrebbero farsi una bella lista civica e candidarsi.
    Le dichiarazioni a mezzo stampa,per quanto condivisibili,mi paiono un pelo tardive e francamente all’atto pratico assolutamente inutili.Buone solo per riempire le pagine dei giornali di questi mesi estivi.
    Vedremo alle prossime elezioni,ma tanto oramai il piu’ è fatto.Resta solo da cementificare Rimigliano e privatizzare la spiaggia davanti,e l’opera miglioratrice del Biagi è completa.
    Complimenti alla giunta per l’immane schifo che sono riusciti a creare.Penso che non esista esempio in Italia,forse in Europa.Anche nelle zone di massima cementificazione,hanno piu’ dignita’.
    Una sequela di gabbie per topi affastellate ovunque senza il minimo criterio e senza nemmeno l’idea,di cosa sia il bello.
    Che profondissimo schifo!

  • paolo cosimi dice:

    Alcune considerazioni anche condivisibili ma portare ad esempio il buon Lido Giomi mi sembra veramente il colmo :
    di fronte a tutti vi è lo scempio di via del Giglio, le costruzioni fin sulla spiaggia di via della Repubblica/via Indipendenza , la Piana ( anche se costruita dopo il suo mandato ) i palazzoni di via Lucca …..
    Forse qualcuno ha la memoria corta ….

  • massimo zucconi dice:

    Caro Paolo

    la storia urbanistica della Val di Cornia ha avuto luci ed ombre in ogni sua fase, compresa quella che richiami per San Vincenzo. Anche negli anni 70-80 sono state fatte scelte molto discutibili. Bisogna dire, però, che contemporaneamente le amministrazioni hanno saputo concepire anche politiche urbanistiche lungimiranti e coraggiose. Solo per memoria ricordo il coordinamento dei comuni della costa livornese degli anni 70, dal quale prese corpo l’idea del parco di Rimigliano; il successivo coordinamento dei Comuni di Piombino, Campiglia, San Vincenzo e Suverto che produsse qualcosa come lo stralcio di circa due milioni di metri cubi di costruzioni (equivalenti a oltre 6500 abitazioni, molte delle quali proprio lungo la costa del parco di Rimigliano); l’individuazione del sistema dei parchi e la destinazione a parco pubblico dei 180 ettari del bosco privato della Sterpaia, lottizzato con oltre 2000 costruzioni abusive. Quelle costruzioni sono state tutte demolite e oggi quel bosco sul mare è un parco.
    Mi chiedo se le attuali amministrazioni sarebbero state in grado di fare scelte simili. A giudicare dai fatti direi di no. A Rimigliano non hanno neppure provato a sostenere che nella tenuta agricola non c’erano diritti edificatori acquisiti, così come manifestano sempre molte incertezze nel demolire abusi edilizi neppure lontanamente paragonabili a quelli della Sterpaia.
    La realtà è che la cultura politico-amministrativa dei nostri Comuni sembra aver mutuato dal passato gli atteggiamenti peggiori, dimenticando i buoni esempi che hanno fatto della Val di Cornia, per un lungo periodo, un caso di riferimento nazionale.
    Detto questo, penso che il problema che abbiamo oggi è quello di uscire da logiche politiche che hanno di fatto rinunciato a tutelare gli interessi pubblici a favore di quelli privati, quasi sempre sospinti da interessi immobiliari speculativi, con gli esiti che vediamo un pò ovunque e a San Vincenzo in particolare.
    Cominciamo con il chiedere a chi ci amministra di usare in modo appropriato le parole, evitando di contrabbandare come politiche di riqualificazione e contenimento del consumo di suolo le devastanti espansioni edilizie degli ultimi 15-20 anni.
    Biosgna poi convincerci, e convincere, che salvaguardare le identità di quel che rimane della nostra storia, delle nostre tradizioni, del nostro paesaggio e della nostra agricoltura, non è uno sfizio “ambientalista”, ma la condizione per rilanciare economia e ragioni per vivere e lavorare in Val di Cornia.
    Un carissimo saluto
    Massimo Zucconi

  • Anonimo dice:

    Grazie Massimo della puntualizzazione che, forse, a qualcuno rinfrescherà un pò le idee, anche se la stagione politico-culturale che prese il via dopo le amministrative del 1975, sfortunatamente, sappiamo come è andata a finire.
    Saluti
    Paolo Cosimi

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