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Rimateria, prima le bonifiche

12 febbraio 2016 Nessun Commento

La gestione irresponsabile e inetta delle ultime amministrazioni della Val di Cornia sul tema dei rifiuti ci consegnano un territorio sull’urlo di una crisi drammatica.
Dopo aver permesso che l’ASIU riempisse la discarica con rifiuti speciali senza che vi fosse un atto deliberato in tal senso e dopo aver accollato sulla società l’impianto TAP che finora si è dimostrato un mangiasoldi pubblici, oggi i Sindaci della Val di Cornia chiedono di archiviare tutto passando a Rimateria.
Non si spiega come si è accumulato un debito a otto cifre (sembra 30 milioni di euro), non si fa neppure chiarezza sulla cifra esatta aggiornata e su quali siano i creditori. Men che meno si fa riferimento alla necessità di un’assunzione di responsabilità da parte di quei politici strettamente addetti al controllo di un’azienda che presenta oggi un conto devastante ai Comuni soci. I responsabili di un simile fallimento, a quanto pare, non esistono.

Si preferisce parlare invece di Rimateria e della realizzazione immediata di 1,9 milioni di metri cubi per lo stoccaggio dei rifiuti speciali e pericolosi a Ischia di Crociano, tra cui l’amianto, nelle aree contigue alle discariche esistenti. Volumi di stoccaggio e impianti di trattamento richiedono investimenti per 40 milioni di euro che si aggiungono ai 30 milioni di debito di ASIU. Cifre iperboliche che andranno comunque ripagate anche in assenza di bonifiche, tant’è che nelle modifiche allo Statuto di ASIU si creano le premesse giuridiche per ricorrere al mercato dei rifiuti speciali e pericolosi, di qualsiasi provenienza ovvero senza vincolo di prossimità. Dove le opposizioni hanno richiesto d’inserire tale vincolo, è stato respinto.

I volumi e gli impianti per i rifiuti pericolosi non sono il fine, ma il mezzo per attuare un serio progetto di bonifica che a Piombino, dopo un decennio di chiacchiere e di accordi mai attuati, manca del tutto. Se vogliamo essere seri, delle ipotesi di Rimateria e del condivisibile “principio di prossimità” si potrà parlare solo quando ci saranno chiare soluzioni tecniche, tempi e risorse finanziarie certe per le bonifiche.

Oggi al contrario, visto che persino la progettazione del risanamento ambientale è in alto mare e i soldi per avviarla non ci sono, nuovi impianti e nuovi volumi di stoccaggio sono il modo migliore per attirare rifiuti speciali pericolosi da fuori mentre i nostri marciscono negli 800 ettari di aree da ripulire.

Come annunciato si cercherebbe infatti il “know how” facendo entrare in società aziende del settore che avrebbero tutto l’interesse a rendere operative le ipotesi di Rimateria a prescindere dai tempi di partenza delle bonifiche del polo siderurgico. Si avrebbero così commesse da tutt’Italia mentre non si farebbe un passo avanti per il nostro territorio. Dell’incognita TAP poi, è difficile parlare. Si ritiene di poter oggi far funzionare ciò che da tre lustri non funziona anche perché le amministrazioni comunali sbadatamente preferiscono usare nelle opere pubbliche i materiali di cava.

In questo circolo vizioso si tace sull’ASIU e sul danno arrecato alla collettività dalle Amministrazioni che hanno gestito l’azienda, mentre c’è bisogno di chiarezza e di far pagare ciascuno per le responsabilità che ha. Nel pantano del debito di ASIU si pensa a costruire nuovi impianti e nuovi volumi per lo stoccaggio dei rifiuti speciali e pericolosi, quando dovremmo impegnarci perché si progetti e si finanzi la bonifica dell’area siderurgica piombinese (i 50 milioni di euro della Velo sono una bazzecola). Si invoca il principio di prossimità nel trattamento dei rifiuti quando si apre all’arrivo dei rifiuti da ogni dove senza un progetto per smaltire i nostri.

Con un “pubblico” così, vale a poco il dibattito se sia opportuno mantenere la società che gestisce rifiuti pericolosi pubblica o delegare il tutto al privato perché l’intero progetto non sta in piedi, da nessun punto di vista.

Liste Civiche:
Un’Altra Piombino
Assemblea San Vincenzina
Assemblea Popolare di Suvereto
Comune dei Cittadini di Campiglia

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