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Le inadempienze di Rebrab sono clamorose, ma altrettanto sono le responsabilità delle PD

5 febbraio 2018 Nessun Commento

Non era credibile Rebrab che lo ha proposto perché privo di  esperienza in un settore complesso come quello siderurgico, dominato da grandi gruppi multinazionali o da produttori in grado di fornire prodotti e servizi di alta qualità. Requisiti che Rebrab non aveva. Sono state date per credibili garanzie finanziarie per gli investimenti anche quando in molti documentavano le difficoltà di Rebrab ad esportare capitali dall’Algeria. Più che analizzare la fondatezza del piano industriale (che peraltro non è mai stato presentato compiutamente) si è preferito accusare il sistema bancario italiano di non sostenere l’imprenditore che si proponeva di rilanciare la siderurgia a Piombino. Evidentemente a certi politici non sono bastati i disastri derivati dalla commistione tra sistema bancario e potere politico che ha generato crisi e fallimenti di tanti istituti di credito pagati poi dai risparmiatori e dai contribuenti. 

Hanno firmato Accordi di Programma presentati sempre come salvifici e chiunque si è azzardato ad esprimere giudizi critici, o semplicemente dubbi, è stato accusato di disfattismo, di populismo, di “gufismo”. Anche gli imprenditori siderurgici italiani che hanno osato criticare le valutazioni del Governo sul caso Piombino sono stati redarguiti e accusati di difendere interessi propri.  

Chi ha agito con tanta spavalderia e prepotenza, associata purtroppo anche all’incompetenza, dovrebbe avere l’umiltà di ammettere qualche errore e chiedere scusa per le ingiurie verso coloro che avevano osato esprimere opinioni diverse dalle loro. E invece perdurano. Ora è la sottosegretaria all’ambiente Silvia Velo (che con molti altri si è spesa per difendere il piano Aferpi) che redarguisce il presidente di Federacciai Gozzi, reo di aver detto cose semplicissime e, almeno per noi che le sosteniamo da tempo, condivisibili. Ha detto che il fallimento del piano Aferpi era prevedibile e, dal momento che non ha rispettato nessuno degli impegni contrattuali, deve ora essere rescisso il contratto di vendita nella sua interezza per ripartire da zero con una gara pubblica trasparente alla quale chiunque potrà partecipare.  La sottosegretaria ha risposto a Gozzi che non si deve preoccupare perché il Governo segue con attenzione la vicenda di Piombino e rispetta le regole del gioco.  Come il Governo segue Piombino, in buona compagnia di Regione e Comune, è documentato dai fatti: ha dato per buono un piano industriale inesistente e inconsistente, in 17 anni non è stato capace di bonificare neppure un metro quadrato degli oltre 900 ettari di terreni inquinati del SIN, dal 2004 non è stato aggiunto neppure un metro lineare alla SS 398 e il porto, che doveva essere pronto nel 2013 per smantellare la Concordia, è ancora da ultimare e ancora inaccessibile.  Ci vorrebbe umiltà, e invece si riparte con l’arroganza.  

 

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