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“L’agricoltura industriale non è compatibile col turismo del XXI secolo” (Rossano Pazzagli)

9 settembre 2012 Nessun Commento

Una riflessione sul rapporto tra vacanze e territorio non può che prendere in considerazione la stretta relazione con l’. Rossano Pazzagli ci guida in un percorso che dalle origini del turismo porta ai giorni nostri e oltre

Indagare sulla relazione tra turismo, paesaggio, ambiente e tradizioni non può prescindere da una riflessione tra il legame turismo-agricoltura.
I due settori economici, infatti, sono straordinariamente affini, condividendo gli stessi spazi senza però necessariamente sovrapporsi. Una complementarietà che va indagata in una prospettiva storica, guardando al futuro e alle potenzialità di sviluppo.
Ne abbiamo parlato con Rossano Pazzagli, docente di storia moderna e storia del turismo all’Università del Molise e membro della Società dei Territorialisti.

– Cos’è stato il turismo nel passato?
Il turismo, nonostante sia un fenomeno abbastanza recente, ha già subito delle importanti evoluzioni. Dal ‘600 all’800 vi è stato il turismo di elite, esclusivo, solo per la nobiltà e, più tardi, l’elevata borghesia. Con l’industrializzazione, l’aumento dei redditi e del tempo libero e con la diffusione di mezzi di trasporto veloci ed economici – il treno e poi l’automobile – si è passati a un turismo di massa, che ha vissuto la sua massima espressione nel secondo dopoguerra. Oggi stiamo andando verso una fase ancora diversa.

– Cosa verrà dopo il turismo di massa?
Sta cambiando l’approccio alla vacanza. I mezzi di comunicazione e le nuove tecnologie hanno sicuramente contribuito. Oggi si possono visitare i musei e molti luoghi storici o addirittura esotici in maniera virtuale, senza spostarsi da casa. Il viaggio, allora, non si fa più solo per vedere ma per immergersi in un contesto, in una cultura, in una società. In un mondo in cui sembra che non ci sia più niente da scoprire, stiamo andando verso un turismo dell’esperienza.

– L’agricoltura può beneficiare di questo cambiamento?
Certamente. Se comprendiamo davvero e a fondo questo cambiamento in atto, non solo l’agricoltura potrà beneficiarne, ma il territorio rurale può diventare centrale. Il turismo in campagna, nelle sue mille sfaccettature, dai borghi rurali ai prodotti ai paesaggi agrari, rappresenta un’esperienza di notevole attrattività, purché si evitino errori che potrebbero rivelarsi pericolosi boomerang.

– Di che tipo?
E’ importante garantire l’autenticità dei luoghi e delle esperienze. Non si può fornire al turista la cartolina, un cliché. E’ facile cadere nella tentazione di fornire l’immagine che si presume il turista abbia in aspettativa, ma così si banalizza l’esperienza, se ne perde il valore e il significato. Il turismo rurale, per definizione, non va standardizzato.

– Mi pare di capire che non tutti i modelli agricoli si prestino a questa nuova forma di turismo
L’agricoltura industriale è incompatibile con il turismo dell’esperienza, così come il consumo di suolo e la cementificazione dei luoghi. Per agricoltura industriale intendo quella estensiva e produttrice di commodities, che si può realizzare in ogni parte del mondo. E’ un’agricoltura che tende all’omologazione, non alla differenziazione che invece è la premessa del turismo dell’esperienza. Inoltre l’agricoltura industriale non cura il territorio e l’ambiente, anzi spesso lo danneggia rappresentando così un costo che si scarica sulla società. L’agricoltura sostenibile, invece, si preoccupa anche dell’ambiente e della salute, cura il territorio, arricchisce il paesaggio.

– L’agricoltura non rischia di diventare così la cenerentola del turismo?
Dipende dall’approccio. Occorre riconoscere a turismo e agricoltura pari dignità, senza che uno si pieghi alle esigenze dell’altro. Va ben compresa, e quindi regolata, la loro complementarietà. Spetta alle politiche sostenere uno sviluppo equilibrato dei territori rurali. Oggi abbiamo la possibilità di far ritornare forze fresche, giovani e donne, in campagna. Possiamo recuperare un patrimonio immobiliare che altrimenti andrebbe perso. Come tutte la fasi evolutive non è priva di rischi ma è anche ricca di opportunità.

di Alberto Grimelli

Tratto da Teatro Naturale

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